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Ogni argomento che meriti di essere approfondito è oggetto di una ricerca bibliografica e di indagini sul campo, eventualmente di viaggi di studio con l’obiettivo di creare un patrimonio collettivo di conoscenze in forma accessibile e sintetica per stimolare le progettualità e ridare vita concretamente alle consapevolezze ed alle competenze legate al rapporto con la terra ed al ruolo del cibo nella vita quotidiana e nella vita sociale.
Particolare attenzione viene rivolta al cibo come strumento di comunicazione antropologico tra le culture di popoli e di terre diverse, lontane, tra il Nord ed il Sud del mondo. Un pasto condiviso avvicina spesso molto di più ad una cultura che non innumerevoli riunioni, non ha bisogno di interpreti e si avvale di un linguaggio universale…
Perciò la ricerca si focalizza prima di tutto in Italia, ma si prefigge poi di mettere a confronto 1 regione-luogo campione d’Italia con 2 luoghi situati in un’altra parte del mondo da individuare tra:
- India - Sud-America - Africa e isole della cucina creola - Cina e Giappone Le tematiche approfondite sono:Il cibo che forma il nostro corpo pensante, come legame con la terra dalla quale siamo nati e sulla quale viviamo. Il cibo come nodo simbolico del nostro modo di stare al mondo, in quanto bisogno primario. E quindi come potente veicolo identitario, simbolico e di spiritualità. La spiritualità alchemica delle maniere di scegliere, preparare, cuocere e consumare il cibo, anziché dissociarsi dal corpo, ne forma l’essenza. È natura e cultura al contempo.
Percorsi degli alimenti: storia e contaminazioni che hanno portato al connubio di ingredienti specifici – priorità ai cibi poveri – analisi del presente: tra passato e presente le radici degli alimenti ed il sistema globale dell’industria agroalimentare – esplicitare l’attuale contesto in cui coesistono sistemi di tipo “tradizionale” e di tipo “industriale”, l’impatto sulla percezione psico-antropologica della nutrizione, le possibili prospettive future ossia, come mantenere il senso originario esistenziale dei cibi prendendo atto delle potenti dinamiche economiche in atto: quale “decrescita” – tenendo presente la questione della fame. Rapporti nord-sud.
Cibo e simboliProprietà nutritive, proprietà curative, proprietà afrodisiache, proprietà simboliche e religiose, valenze culturali…Immagini e rappresentazioni del cibo e legame con le identità locali e micro-locali, ma anche dei gruppi sociali (cucina delle diaspore, cucina dei Rom…)
Il simbolismo del rito – stagioni, tempi, gesti –, e non solo dell’ingrediente. Valenze rituali dei tempi e dei gesti nei processi di preparazione del cibo in un contesto familiare o comunitario e non mercantile (dove il vincolo del costo della materia prima e del lavoro rispetto al margine di guadagno è assente in quanto tale, e dunque la produzione culinaria è destinata al consumo proprio –familiare o comunitario-, in un rapporto non monetario)
GastronomiaPrincipi fondamentali delle cucine contadine delle varie aree oggetto della ricerca
La ricerca si focalizzerà sulla “cucina popolare”, opposta alla “Haute Cuisine” in quanto la sua potenzialità risiede nell’alchimia che trasforma i prodotti più semplici in delizie e non nell’alto costo dei prodotti di base.
L’arte del cucinare – cosa unisce una ricetta ad un’altra all’interno di un sistema locale di pensiero gastronomico (es: il pesce va con il vino bianco, aglio e prezzemolo…. E le infinite variazioni: principi, tecniche, filosofie di chi sa esattamente cosa sta facendo, anche quando procede “a occhio”). L’obiettivo è decifrare delle “grammatiche” del cibo locale dalle quali prende origine una varietà potenzialmente infinita di ricette, grammatiche che si suppone siano anche espressione identitaria del territorio e della comunità. Quali strumenti ci possono permettere di raccogliere e trasmettere queste competenze non verbali, oltre il clichè della ricetta…? (gestualità, legame con la qualità del prodotto e la terra, non trasferibile solo dalla ricetta)
Mappatura di alcuni circuiti di produzione e consumo "pilota" che rappresentino un'alternativa reale, sostenibile e percorribile ai circuiti classici dell'industria agro-alimentare
Obiettivo: identificare 5 canali di scambio “pilota” tra diverse aree del mondo, all’interno dell’Europa stessa o con altri continenti, che rispettino le seguenti condizioni:
Creare uno scambio bilaterale e nel quale oltre alla merce, viene realizzato un incontro ed uno scambio reciproco tra le persone
Che rappresentino un’opportunità di accedere a degli ingredienti freschi e tipicamente radicati nel luogo di origine, insieme con l’opportunità di apprendere come quegli ingredienti di base hanno prodotto una “famiglia” o ramificazione di concezioni del cibo e di tecniche, in che cosa il loro uso viene segnato dalla cultura e dall’identità locale, ed in che cosa l’identità locale viene segnata dal loro uso. (es. farina di castagne e montagne della toscana)
Che il nuovo “canale di scambio” inaugurato possa essere un tentativo sostenibile e plausibile (una valida alternativa ai sistemi del mercato agro-alimentare globalizzato) di mettere in rete micro-sistemi ecologici. Mi spiego: partiamo dalle forme tuttora esistenti di agricoltura biologica su scala ridotta, ed esaminiamo con molta concretezza il valore aggiunto della messa in rete nell’ottica di permettere una degna sopravvivenza agli uni ed agli altri mantenendo un’ottica “glocale” ossia, ampliando gli orizzonti in senso trans-nazionale e trans-continentale, ma che lo scambio anziché uniformare le abitudini diventi uno sforzo reale di comunicazione e di apprendimento reciproco.
Per realizzare tale mappatura, sarà necessario analizzare le condizioni dei sistemi alimentari nelle diverse aree selezionate, definire dei principi guida di sostenibilità, che rispettino non solo l’ambiente e la terra, ma anche la condizione sociale delle popolazioni ed i vincoli – fin troppo reali – ai quali sono sottoposte: non è morale proporre idee molto innovative laddove sussiste un elevato rischio di carestie, e bisogna ricordare che una delle principali motivazioni dichiarate dagli organismi internazionali che hanno ucciso la biodiversità imponendo varietà di sementi più “produttive” è quella di ridurre la fame nel mondo. Le alternative proposte non possono essere “di principio”, DEVONO poter rispondere anche alle necessità di reddito e di sopravvivenza di ogni popolazione. Questa è la sfida.
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