Friday 20 february 2009 5 20 /02 /Feb /2009 14:00

Il sistema del WWOOF, con oltre 300 Fattorie socie in Italia e 1300 soci viaggiatori ad oggi, propone un “scambio di modi di vita”, un periodo di permanenza e di lavoro in fattoria contro vitto ed alloggio, il tutto inquadrato al livello giuridico e coperto al livello assicurativo dalla tessera associativa (25€ l’anno).

Per il momento riguarda soprattutto giovani che desiderano fare esperienze di questo genere o viaggiare. Ma potrebbe e dovrebbe per sua vocazione essere esteso ad un confronto più sistematico e più ampio di ogni contadino con “ospiti” dalla città, che nel tempo potrebbero fidelizzarsi e fare affidamento su quella fattoria o quel territorio per fornirsi di prodotti alimentari.

La logica di sviluppo sarebbe quella del “quadrifoglio”, che divide ogni città in alcuni quadranti, con le aree agricole perturbane più vicine, ed un legame territoriale più forte tra le aree agricole e le aree urbane di “consumo” corrispondenti.

 

WWOOF non sarebbe più solamente un mero scambio fra coltivatori e viaggiatori che poco sanno l'uno dell'altro prima di incontrarsi, ma la possibile nascita di un rapporto di scambio più duraturo e motivato fra i coltivatori e i loro "clienti" e, perchè no, di uno scambio di competenze e di aiuto fra coltivatori che già hanno imparato a condividere un percorso di mercato alternativo, fissandone regole e messaggi.

 

L'opportunità anche di associare al tema dei percorsi di produzione e vendita, percorsi coerenti sul tema energetico e di salvaguardia degli assetti idrogeologici del territorio, con relativa possibilità di indire campi di lavoro.

 

Le rete WWOOF sta attualmente prendendo in considerazione di inserire tra i possibili “host” anche gli artigiani "urbani" come la ciclofficina, o cooperative di servizio come l'occhio del riciclone. Questo rappresenterebbe in realtà un passo in più verso la concretizzazione degli obiettivi statutari di WWOOF Italia entrando in relazione con un gruppo di coltivatori strutturato e sensibile ad una politica concreta e condivisa.

 

Per i contadini, questo significherebbe un minore isolamento e un valido aiuto nei momenti più tesi come quelli delle raccolte, ma soprattutto la possibilità di far conoscere e condividere le loro scelte di vita assieme con tutti i saperi che detengono.

 

Per i cittadini, questo rappresenterebbe un’opportunità reale di diventare più “co-produttori” e meno consumatori, seppur sporadicamente, sostanzierebbero il loro rapporto con l’origine degli alimenti consumati, rivoluzionando il senso, il gusto ed il piacere del cibo.


 
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