Domenica 22 febbraio 2009 7 22 /02 /2009 04:53

La prima proposta, per lo sviluppo dell’occupazione e la rigenerazione del Mercato Rionale nell’area della Mistica (Tor tre Teste) potrebbe essere sviluppata in collaborazione dall’Università, il Municipio, i produttori di terra/Terra, la Cooperativa Antropos ed i Centri di Orientamento al Lavoro.

 

1. perché l'agro romano è una delle risorse più preziose delle nostre periferie, allora invece di continuare a piangere sul degrado urbano e sul disagio sociale conviene cominciare a dare gambe a ciò che abbiamo di più bello


2. perché coltivare l'orto è certamente un lavoro molto più degno e sano, una soddisfazione molto più intensa che essere precario in un call-center...


 

 


3. perché uno dei gravi fattori di malessere delle metropoli contemporanee proviene dal fatto che sono cresciute in 50 anni 2 volte di più che negli ultimi 2000 anni, mentre dal canto loro le campagne si svuotavano e si operavano "rivoluzioni verdi", il che ha contribuito a farci perdere del tutto quel cordone ombelicale di legame con la terra ed i suoi ritmi. Nel ritrovarlo, si ritrova una notevole dose di benessere, di autonomia e di identità.



4. perché piccole oasi di autoproduzione ed autoconsumo creano consapevolezza e responsabilizzano il "consumatore" anche nel resto dei suoi acquisti


 

 


 

 

 

 



5. perché i contadini stanno scomparendo, i mercati rionali si stanno svuotando e presto non ci saranno molte alternative al supermercato, quest'onda anomala che ha seppellito sottilissime sapienze millenarie con il suo controllo globale dei cibi adulterati infiocchettati e sigillati che
propina alle "masse" di popolazione con scarsi livelli di reddito, tarandoli sulla nostra povertà. è necessaria  una vera e propria rinascita e riappropriazione della contadinità, perché no, proprio in città!!???

 

- si tratterebbe, assieme ad Antropos ed al COL di identificare un gruppo di giovani interessati a tentare un percorso professionale legato alle attività agricole in città, un percorso nel quale acquisirebbero delle competenze e gli verrebbe offerta la possibilità unica di avere accesso alla terra, a condizione di impegnarsi a dare una valenza sociale alla loro attività(inserimento di una parte di disabili, costruzione di una cooperativa sociale, spazio per le attività didattiche…) e di attenersi a dei criteri di sostenibilità ambientale esemplari (coltivazione con metodi biologici, scelta di sementi cultivar, prezzi trasparenti e contenuti…). Questo permetterebbe di ridare vita al vicino mercato rionale di Tor Sapienza (secondo quello che discutevamo con lo stesso Presidente del Municipio), riaprendo alcuni banchi con prodotti locali, portati dagli stessi giovani del quartiere e provenienti dalla loro cooperativa, un motivo in più per scegliere il mercato invece del supermercato e per ritrovare il senso delle stagioni e delle ricette…. Si potrebbe addirittura immaginare una “Fiera della zucca”, nella stagione giusta, proprio come nei paeselli, e nel futuro, se ogni “periferia” avesse le sue specialità, sarebbe possibile migrare tra una “microcittà” e l’altra assistendo alla famosa fiera del finocchio di San Basilio, piuttosto che alla giornata del carciofo di Garbatella…. Una metropoli diversa è possibile!!!!!

 

- L’Università potrebbe sostenere l’aspetto “strutturale” e logistico, apportando le esperienze di numerosi orti urbani in altri paesi europei, per sostenerci nella scelta di una metodologia, offrendoci l’intervento di esperti: vedi panoramica internazionale di orti urbani presentata in occasione della proposta di un parco sociale analogo a Firenze, da Adalgisa Rubino, che sta terminando una Tesi di Dottorato sugli Orti Urbani, ed il rapporto città-campagna…

 

- Il connettivo terra Terra potrebbe offrire il tutoraggio dei propri produttori, impegnati da anni come seed savers, e con grande sapienza nell’utilizzare i metodi di coltivazione biologica per ortaggi, olio, vino, allevamento, prodotti caseari, e che non vedono l’ora di trovare nelle giovani generazioni orecchie attente affinché la loro passione ed il loro sapere non vadano dispersi via via che si fanno più anziani!

 

Si tratta di un progetto ambizioso che potrebbe rappresentare un modello “distrettuale” di altra economia, valorizzando la risorsa dell’Agro Romano, nelle aree periferiche della città, annullando i costi di manutenzione a carico delle autorità comunali, unendo partecipazione, produzione e consumo locali ed emancipando il tessuto urbano dagli stigmi metropolitani per ritessere quegli elementi del rapporto con la terra e della convivialità tipici dei centri minori e dei “municipi”, i quali contribuiscono ad aumentare notevolmente la “qualità della vita”



 

La seconda proposta interverrebbe ad un livello molto più micro, sul piccolo quartiere del Mandrione-Casilina Vecchia, posizionato meravigliosamente tra gli archi dell’antico acquedotto e la ferrovia. Nell’ambito del nuovo parchetto del quartiere che è stato ottenuto con gli sforzi della popolazione e sorge sui tradizionali “orti dei ferrovieri”, l’intenzione è quella di una gestione partecipata. Si intende localizzarvi un piccolo chiosco autogestito, che potrebbe coltivare parte dell’area e proseguire la raccolta degli alberi da frutto, offrendo i prodotti agli abitanti che frequentano il parco ed assicurandone così anche la manutenzione.

 


L'amministrazione, per ora, non ha dato alcun seguito alle nostre sollecitazioni...

 
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