Condividi l'articolo Manifestazione Nazionale dei Vignaioli, Contadini e ConsumAttori: Per un'agricoltura contadina ...
Per un'agricoltura contadina
Contro le proposte dell’UE su OCM Vino e PAC
Manifestazione nazionale a Roma il 17 Marzo
MONOPOLIO DELLA GRANDE DISTRIBUZIONE SUL SISTEMA ALIMENTARE
Stiamo assistendo ad una preoccupante concentrazione di potere corporativo sopra un diritto umano basilare come l'alimentazione. Si stima che nei prossimi anni, solo 4 o 5 grandi catene di generi alimentari si aggiudicheranno la leadership globale, un potere immenso che ne fa ormai l'unica porta di accesso dei consumatori al cibo e l'unica porta di accesso dei produttori ai consumatori, con un forte impatto su tutta la catena agroalimentare. Infatti l'apparente varietà di prodotti offerti in Europa viene ottenuta con 170.000 tonnellate di aromi industriali che non hanno nessun componente nutritivo e comportano anzi rischi per la salute, d'altra parte provocano una tremenda riduzione della biodiversità su cui si basa la nostra alimentazione. Abbiamo alimenti impacchettati ad arte e per essere venduti e conservati in un paio di settimane si utilizzano recipienti che impiegano centinaia di anni per degradarsi.
Questo modello di produzione contribuisce in maniera pesante a distruggere l'equilibrio necessario per la sopravvivenza del pianeta. Il mondo rurale vero, che vive del lavoro contadino, producendo alimenti sani e nutritivi non è compatibile con un monopolio distributivo multinazionale che esige prodotti di tipo industriale, ne impone i prezzi e determina le stesse tipologie di prodotti da coltivare.
Nel nostro pianeta vivono 1.300 milioni di contadini, e, nonostante il ruolo prezioso che svolgono, di questi solo il 6% gode di un benessere adeguato ai propri investimenti finanziari e umani. Anche in Italia il 10% circa delle famiglie che vivono dei frutti della terra si trova al di sotto della soglia assoluta di povertà, e il 36% vive con un reddito inferiore ai 1000 euro al mese. Continua la moria di aziende agricole come da fonti ISTAT. "L’agricoltura italiana ha visto scomparire in cinque anni circa un quinto delle proprie aziende”. Sino ad oggi le scelte politiche non hanno assolutamente privilegiato il mondo contadino. Se non ci sarà una drastica inversione di tendenza, al 2010 il bel paesaggio agrario nazionale vedrà la sopravvivenza solo della metà delle aziende che esistevano nel 2000.
Invece le autorità infieriscono, quasi a voler eliminare anche il ricordo di quell’agricoltura contadina che si era andata perfezionando negli ultimi millenni ma non coincide con le esigenze della globalizzazione.
Ora la Commissione Europea, in nome della competitività, si appresta ad estirpare 400.000 Ettari di vigneti, ed a modificare l’intero sistema del settore vitivinicolo europeo. Con l’OCM vino, deregolamenta gestione, trasformazione e commercializzazione dei vigneti e del vino:
sarà consentito alle multinazionali sementiere di autocertificare la presenza di OGM, eliminando così l'ultima barriera al loro dilagare…
Alcune Regioni hanno addirittura adottato sanzioni per gli agricoltori biologici che reimpiegano i le proprie sementianziché comprarle dai distributori riconosciuti. La pratica di reimpiego dei semi è sempre stata alla base dell’agricoltura, oggi invece esistono istituzioni che identificano, regolamentano e classificano i semi, ed è vietato usare i propri semi se non sono riconosciuti dall’istituzione, così come è vietato lo scambio di semi tra contadini…
UN MODELLO DI PRODUZIONE DETTATO DALL’AGROINDUSTRIA
Il ministro De Castro afferma così la nuova linea politica del governo in materia agricola: “promozione e sostegno delle esportazioni sui mercati esteri, accrescere la dimensione delle imprese del settore favorendo i processi di concentrazione cooperativa e societaria e l’accorpamento fondiario…"
Con queste dichiarazioni, il governo si schiera in maniera esplicita a favore del modello di produzione agroindustriale, in questa esaltazione generalizzata del liberismo economico, l'unica libertà concessa al piccolo agricoltore è quella di sparire, di abbandonare la terra. È evidente che queste nuove norme vedono come esecutori il parlamento europeo e quello italiano ma i mandanti siedono al tavolo della confindustria. Siamo la prima generazione che piantando una nuova vigna, non può avere la certezza di lasciarla ai propri figli o nipoti.
Perciò la nostra parola d'ordine è di nuovo Terra e libertà. Pensiamo che chi lavora la terra e produce cibo deve poter essere protagonista della filiera, in accordo con i consumatori, crediamo nella filiera corta e nell’alleanza tra lavoratori delle campagne e lavoratori delle città, nella trasparenza dei processi e del prezzo, nella fiducia reciproca che si fonda su sistemi di produzione e consumo locali, legati all’identità di un territorio.
Per difendere la nostra alimentazione e la nostra cultura, il rapporto con la terra quale fondamento di una società che la rispetti, per arrestare la desertificazione dei nostri campi, per fermare l’avanzata di un’agricoltura senza agricoltori, serve un movimento cittadino e diffuso, serve una nuova consapevolezza.
Quello che è in gioco è ciò che ingeriamo giorno per giorno, l’agricoltura è la prima tra le attività umane e non si può “esternalizzare” o delegare alle fabbriche di merendine, mentre ci concentriamo sul settore terziario.
Anche le decisioni relative al settore agricolo devono essere partecipate. Sono necessari altri modelli di pensiero, d’agricoltura e di mercato.
Vogliamo unirci per organizzare il rifiuto del modello neoliberista che vuole l'agricoltura industriale e monocolturale della UE da una parte e un'elitaria produzione dei cosiddetti prodotti tipici dall'altra, quali facce della stessa medaglia,
Vogliamo mantenere e ridisegnare un circuito virtuoso tra qualità della produzione, qualità del prodotto e qualità delle relazioni sociali,
Vogliamo un'agricoltura contadina.
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