Ricerche & Dossier


Monday 23 february 2009 1 23 /02 /Feb /2009 19:18

La vocazione della nostra associazione è di rendere nota, o quantomeno accessibile ai più tutta l’informazione essenziale che riguarda i temi del cibo, tramite film e cortometraggi, tramite incontri e seminari, corsi, ma anche mostre, eventi ecc.


Ecco alcuni dei nostri dossier

> DIETROLETICHETTA: CONOSCERE IL NOSTRO CIBO *con delle schede didattiche

 

> AUTOPRODURRE E' DIVERTENTE *con una panoramica degli orti urbani in Europa e le ricette fai da te per sapone, pomodorata ecc.


> DEMOCRATIZZARE LA POLITICA AGRICOLA, POTER SCEGLIERE IL NOSTRO SISTEMA ALIMENTARE *con una mostra fotografica realizzata per voi a Bruxelles

> VISITA TERRA FUTURA 2007 CON LA CASA DEL CIBO

> PERCHE' DECRESCERE? L'ANALISI DI WOLFGANG SACHS


 

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Monday 23 february 2009 1 23 /02 /Feb /2009 19:16

Desideriamo facilitare la conoscenza delle informazioni di base sul sitema alimentare, e mettere a disposizione di tutti gli strumenti per comprendere quello che c'è dentro e quello che c'è dietro ai più comuni prodotti da supermercato. Quanti di noi sanno ad esempio in che cosa consiste l’amido di mais modificato che troviamo tra gli ingredienti della maggior parte degli yogurt, piatti pronti, prodotti da forno ecc ecc? E quanti sanno che le proprietà nutritive di frutta e verdura sono calate del 50% negli ultimi 50 anni? Che un petto di pollo sotto cellophan può contenere fino al 50% di acqua aggiunta?

Oltre alle brevi schede che trovate qui, abbiamo pubblicato un libro che si può facilmente reperire in libreria.



 

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Monday 23 february 2009 1 23 /02 /Feb /2009 19:15

 Desideriamo sostenere la diffusione la proliferazione di tecniche di base di autoproduzione ed autoconsumo (orti condominiali, forni da pane collettivi, raccolta e trasformazione delle erbe ad uso cosmetico o curativo, conserve….) che sovvertano il canonico grigiore metropolitano.


Troverete qui alcuni link con le ricette per autoprodurre conserve di pomodoro, sapone, birra ecc....


Inoltre, troverete di seguito i Dossier:

Orti Urbani: una panoramica internazionale

Un'indagine su tutti gli esempi di orti urbani sviluppati in giro per l'Europa.




"Il prato è servito", una rassegna delle principali piante mangerecce e medicinali del Lazio completa di fotografie della rosetta basale per il loro riconoscimento, con una descrizione delle proprietà e degli spunti di ricette.

 


 

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Monday 23 february 2009 1 23 /02 /Feb /2009 19:13

Vorremmo infine stimolare l'interesse dell'opinione pubblica e dei "consumatori" nell'ambito delle politiche agricole anche a livello Europeo. Finché rimangono un tema riservato agli "addetti ai lavori", esse subiranno la pressione delle lobby senza alcuna influenza da parte dei cittadini. Verranno prese decisioni che ci riguardano da vicino e che determinano quello che troviamo ogni giorno nel nostro piatto, il volto delle nostre campagne, la forma delle nostre periferie, senza consultazione democratica. Ecco perché abbiamo realizzato DAVIDE E GOLIA, Diario di una Manifestazione un Dossier- Mostra otografica sulla battaglia dei piccoli produttori a Bruxelles, nel Novembre 2007.

 
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Friday 23 march 2007 5 23 /03 /Mar /2007 16:10

La mia prima esperienza a Terra Futura, che è ormai nella sua terza edizione:

Arrivando la prima cosa che mi colpisce sono gli asini, ed una scritta sul recinto: "Dai diamanti non nasce nulla, dal letame nascono i fior...." In cuor mio l'animo di Heidi sobbalza. Un mondo migliore è davvero possibile?....!

Beh, senza dubbio molti degli altri modi possibili sono riuniti qui a Firenze in questa occasione. E difatti, ... difatti, si crea un ingorgo. Mi spiego meglio.

La seconda cosa che mi colpisce è il programma con la lista degli espositori: si tratta di un volume di 300 pagine! La fiera è tutt'altro che "fricchettona", negli spazi della Fortezza da Basso sono dislocati centinaia di espositori, ma non solo, si tengono in contemporaneo convegni, workshop, dibattiti e presentazioni in circa 15 sale e saloni diversi, un microfono annuncia in permanenza l'inizio o lo svolgimento di questi incontri, senza tregua, dalle nove di mattina alle sette di sera.




Alcuni esempi?
Massaggi shiatzu,
Magliette critiche,
Omeopatia veterinaria,
Posate in mater-bi,
Maglioni in canapa,
Come fare il sapone da bucato in casa,
Autocostruzione antenne wireless,...


... e addirittura un laboratorio di soli 40 min su "Come costruire un ecovillaggio"!!!


Io non voglio dire, anzi gli oratori erano belle persone, ma forse... FORSE dico, ci vogliono un pò più di 40 minuti per una cosa del genere? Un'ora? Una vita?

Il primo impatto è confuso. Il primo impatto è contraddittorio. E' un accavallarsi di piccole e grandi gioie, che si mescola con quella spaventosa sensazione che si ha uscendo da un ipermercato, di totale alienazione, annichilimento. Luci al neon, piani di stand dove ci si perde per 4, 5, 8 volte di seguito cercando il bagno, colpiti in continuazione da un susseguirsi di immagini, stimoli, per ore ed ore. Ma l'interesse ti tiene aggrappata all'evento. Solo che dopo l'ottavo giro, alla ricerca disperata di un bagno, o di un luogo dove poggiare lo zaino, mandi grossolanamente a quel paese il militante di Greenpeace che cerca di spiegarti che non riuscirai a sfuggirgli. devi seguirlo, firmare, contribuire. E allora, puoi essere equo quanto vuoi, ma ti sembra il rappresentante della folletto e lo vorresti solo uccidere.

Ecco, una forte contraddizione tra la forma e la sostanza. La sostanza per fortuna era ricca, ottima. L'organizzazione era "professionale", pulita, attenta (niente acqua in bottiglie, tutti materiali riciclabili, tutto cibo bio, ecc.) ma industriale, megagalattica, disumana...

Meno male che durava 3 giorni.

Il primo giorno per me: giro di orientamento, incontri. Identificazione geografica delle 15 sale e salette, esplorazione degli stand nei vari padiglioni. Per loro (la Regione Toscana che organizzava, ecc), vetrine politiche. Sì, il primo giorno ho riconosciuto parecchi volti dei soliti (tristemente) noti lupi sorridenti, mestieranti della sostenibilità che salutano, stringono mani, si fanno vedere. Ma per fortuna non rimangono mai a lungo. Infatti dal secondo giorno erano già tutti svaniti, e rimanevano le (tante) persone più autenticamente interessate ed appassionate dei vari temi.

Il secondo giorno è stato dedicato ai rapporti umani, così carico di stimoli ed incontri, così caldo, così lungo che mi ha lasciata alle quattro di pomeriggio con un mal di testa da urlo, il programma e gli appunti presi in una mano, ed i nomi di tutte le sale che giravano come stelle attorno alla mia testa. Non ha giovato neppure la birra fresca consumata sul prato. Avevo impiegato tutte le energie in chiacchiere, con persone che non vedevo da chissà quanto tempo, persone che adoravo, persone in gamba, con tante cose da dire e progetti da condividere. Non solo ma avevo anche tentato di battermi contro gli abusi di alcuni uomini di potere, che hanno scippato ai contadini la loro organizzazione, il Foro Contadino, e che ora parlavano serenamente dall'alto di una tribuna, battaglia persa naturalmente. Era impossibile ormai programmare razionalmente una pacifica e solitaria migrazione tra un workshop ed il seguente.

Il terzo giorno, sono stata stoica, serena, ero ormai inserita nel sistema TF come un cittadino post moderno nella sua metropoli, conoscevo le sale, salette, scorciatoie, trucchi. Sapevo esattamente quello che volevo sentire, non davo retta a nessuno e mi sono goduta 3 o 4 incontri clamorosi, molto stimolanti, corredati da conversazioni preziose e scambi di contatti utili e calorosi. Ho acquistato una decina di libri indispensabili per la Casa del Cibo. Ho ascoltato, commentato, abbracciato V. Shiva, ho conosciuto e complimentato il fondatore dell'Ecologist, Giannozzo Pucci, mi sono abbonata ad AAM Terranuova ed ho chiacchierato con il Direttore Mimmo Tringale e con Renato Palma. Ho danzato e mi sono deliziata del buffet (prodotti provenienti dagli ecovillaggi) per il trentennale della rivista, ed infine, mi sono sottoposta ad un meraviglioso massaggio shiatzu che mi ha aperto nuove prospettive sulla vita.

Ma soprattutto, ho avuto occasione di meditare molto profondamente sul filo conduttore che collega i vari interventi che riporto qui di seguito: la decrescita. Non quella raccontata, quella che possiamo e dovremmo praticare ma prima di tutto capire, in profondità. Capire con il nostro corpo, lasciar penetrare nella nostra percezione del mondo per poi lasciarla riaffiorare nella nostra maniera di STARE al mondo... In questa chiave di lettura quindi:

- Perché decrescere, con W. Sachs
-Una questione di buon senso, ovvero l'assurdità volontaria dell'economia mondiale, con V. Shiva
- La decrescita come filosofia di felicità, con  E. Zarelli
- Persone e comunità realmente decresciute, al trentennale di AAM Terra Nuova




Conferenza di W. Sachs per il Dottorato in progettazione urbanistica e territoriale - Crisi Ambientale, Giustizia Globale, Società Cosmopolita, 18.05.07



Conferenza di Vandana Shiva e Wolfgang Sachs - Commercio lento, agricoltura sana, 20.05.07





Eduardo Zarelli (Arianna Editrice) e l'autrice presentano il Libro "Schiavi del Supermercato", di Monica di Bari e Saverio Pipitone Arianna Editrice - Il Consapevole, 2006, 20.05.2007




Trentennale della rivista AAM Terranuova, Intervento di Renato Palma, Medico e Psicoterapeuta, sul tema del Legame tra sviluppo economico e felicità, 20.05.2007

 

 

 

 

 

 

 


 

 

 


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Thursday 15 march 2007 4 15 /03 /Mar /2007 00:22



  1. 1. Non ci sarà equità nel XXI° secolo senza ecologia
Esiste un legame stretto tra la stessa rivoluzione industriale e la terra. Contrariamente a ciò che si potrebbe immaginare, che la rivoluzione industriale ci ha emancipati dal rapporto fondamentale con la terra. Infatti, nel momento della crescita fordista dell’economia, il principale ostacolo al progresso fu la mancanza di terra. L’Inghilterra fu il campione della rivoluzione industriale perché riuscì ad espandersi:

- orizzontalmente attraverso le conquiste coloniali che permettevano il rifornimento in viveri,

- e in profondità attraverso lo sfruttamento intensivo delle viscere della terra, del carbone come combustibile.

 
Infatti, se ci pensiamo, le riserve di combustibili fossili sulle quali si fonda il sistema industriale, altro non sono che terra fossile nelle viscere della Terra.
 
Oggi queste 2 condizioni vengono a mancare. Eppure l’immaginario della “crescita” che pretendiamo di profetizzare è un immaginario tipicamente occidentale e vincolato a questo paradigma. Ci troviamo quindi di fronte ad un “dilemma storico”.
 
Vorrei portare l’esempio della “sindrome cinese” per chiarire il mio proposito. La Cina ha senza alcun dubbio un’economia di grandissimo successo. E questo successo va letto in termini di PIL, ma anche come superamento della povertà, quantomeno per quanto riguarda la definizione della povertà della Banca Mondiale. Questo successo è importante più che altro per i suoi risvolti simbolici e psicologici, in quanto lo sviluppo della Cina non significa soltanto un maggior comfort e una maggiore ricchezza ma anche e soprattutto il riconoscimento ed il rispetto della Cina al livello internazionale. Significa uscire da uno stato di umiliazione. Quindi la Cina è stata brava. È senza dubbio tra i poteri mondiali, oggi.
 
Tuttavia, stanno tutti tremando, e forse questa ascesa condanna il pianeta alla morte (diciamo soltanto che se tutti i cinesi iniziassero ad usare la carta igienica, non ci sarebbero più foreste nell’intero pianeta). Infatti i nodi ambientali vengono sempre di più al pettine anche nella Cina stessa. La Cina è come un aspirapolvere, compra ovunque petrolio, rame e risorse rare. Il genocidio in Sudan non subisce nessun contrasto per via della sete di petrolio della Cina, che compra ½ della loro produzione e non vuole inimicarsi il governo del Sudan. Questo determina il silenzio del Consiglio di Sicurezza dell’ONU.
 
Il dilemma, quindi, è il seguente:

- i paesi del Sud devono rimanere poveri

- oppure uscire dalla povertà e dall’umiliazione, ma uccidendo il pianeta?


La risposta è che mantenere lo sviluppo dei modelli di produzione e consumo tradizionali, dei modelli di benessere tradizionali ci porterà al collasso. NON E’ POSSIBILE democratizzare QUESTO sistema, il sistema dell’agroindustria, la società dell’automobile ecc.
 
Quindi se non vogliamo andare verso un “apartheid globale”, ma desideriamo una maggiore equità e democrazia, dobbiamo PER FORZA occuparci di riformare i modelli di consumo.
 
Per dirla diversamente, se vogliamo lo spreco di risorse, vogliamo anche l’apartheid.

Se vogliamo un mondo in cui tutti possano partecipare a diverse forme di benessere, dobbiamo lavorare su un’economia di “sufficienza”. Su modelli di produzione e consumo più “leggeri”, sufficienti su un livello minore di consumo. Non ci sarà equità nel XXI° secolo senza ecologia.

E’ giunto il momento di tirare l’ambientalismo fuori dall’amore per la natura. È una “pietra angolare” per garantire la convivenza degli uomini nel mondo. Democrazia, equità, dignità, vanno di pari passo con l’ecologia. Il contributo più importante che si possa dare alla giustizia nel mondo è “lavorare a casa”, riformare la propria economia, liberandola da queste condizioni consumistiche. Lavorare sulle forme di insediamento, di mobilità, lavorare per vivere bene con sempre meno uso di energie, materiale, suolo, ecc.
 
  1. 2. Il commercio internazionale nel settore agricolo: come ripensare i rapporti Nord-Sud
Di recente, abbiamo creato un gruppo di lavoro internazionale per elaborare proposte per un ordinamento alternativo del commercio internazionale nel settore agricolo. Il gruppo riuniva esponenti delle organizzazioni di piccoli produttori di 12 paesi diversi. Il dibattito ha visto emergere 2 anime diverse, 2 posizioni che si contrapponevano:

 -  la prima rivendicava per i paesi del Sud un diritto ad esportare pari a quello dei paesi del Nord, l’abbattimento delle barriere doganali, dato che le regole sono inique, permettono che questi paesi vengano invasi da nostre produzioni a basso costo per poi imporre dazi sulle loro esportazioni.

 -  la seconda auspicava una prospettiva di sviluppo fondata su una relativa indipendenza dalle esportazioni


Il senso di questa seconda posizione non era un principio di autarchia, bensì un’attenzione sul “come” esportare: cosa esportare, come viene prodotto, chi ne trae beneficio, se sono i piccoli produttori, ecc… Ed insisteva sulla necessità di non avere una eccessiva dipendenza dalle esportazioni per essere meno vulnerabili alle fluttuazioni del mercato mondiale, si trattava di definire delle “esportazioni sostenibili”. È stato preso l’esempio del Senegal, 2° esportatore di pomodori, dove il beneficio però va a 3 sole famiglie. Rimane quindi nelle tasche dei signori, dello stato e delle mafie, ed i terreni fertili vengono usati per il consumo dei ricchi, aumentando semmai la pauperizzazione generale. I senegalesi spiegavano che questa forma di esportazione non gli conveniva, anzi.


 
  1. 3. Il concetto di potere va rivalutato sul piano individuale e collettivo

Vorrei riportare l’attenzione sul concetto stesso di potere: il nostro potere, il potere di ciascuno di noi:

- di non dover fare il bucato a mano

- di rinfrescarci con l’aria condizionata

- di usare l’automobile per arrivare prima


Abbiamo esteso tramite il “progresso” le forze del nostro organismo oltre il loro limite fisiologico. Ad oggi questo è “scontato”, e siamo attaccati, anche emotivamente, a certe abitudini: quello che ci fa piacere spesso si fonda su questo potere. Michel Foucault ci racconta di un potere che è anche creatività, un potere che non solo opprime, ma affascina, crea…

Nel pensare il potere, siamo ostacolati dalla stessa cultura “socialista” che cerca un “oggetto”, un conflitto emblematico, mentre la questione si pone in termini “caotici”, senza un’arena privilegiata…
 
  1. 4. I semi del cambiamento crescono all’ombra e nelle minoranze

Quando uscì lo scandalo della mucca pazza in Germania, il primo ministro parlò pubblicamente della necessità di passare ad un’Agricoltura Ecologica. Fu stupefacente sentire una tale dichiarazione. Ma quello che voglio sottolineare è che… se non ci fossero stati gli scemi che per anni sono stati presi in giro perché coltivavano un’opzione differente, a lungo minoritaria, Shroeder non avrebbe potuto fare una tale proposta.
 
Infatti, i semi del cambiamento possono crescere ovunque, anche senza essere riconosciuti. Le opzioni maturano in minoranza. Ed il cambiamento è il frutto di un’interazione tra crisi esterne e potenzialità interne.
 
Perciò cosa possiamo fare? Possiamo solo pensare a promuovere le potenzialità interne.


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